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I rifili di pelle: non più rifiuti, ma sottoprodotti idonei a molteplici usi. Ecco come.

Svolta sostenibile per il distretto conciario veneto: approvata la Scheda di Riconoscimento Sottoprodotti per la Filiera delle Pelli, con un Decreto che “si pone come un esempio normativo apripista”- come lo ha definito “La Conceria”. Una nuova classificazione che stabilisce in modo chiaro i requisiti vincolanti per ritenere i rifili come sottoprodotti, idonei quindi ad essere impiegati in diversi settori. Un traguardo raggiunto con un intenso lavoro di squadra tra Regione Veneto, Confindustria Vicenza Sez. Concia, UNIC-Concerie Italiane e Distretto Veneto della Pelle a conferma della vocazione pienamente circolare del settore conciario.

Il settore conciario veneto compie un altro decisivo passo in avanti verso la sostenibilità e la piena circolarità della propria economia: i “rifili, i pezzami e i ritagli di pelle finita” – se rispettano determinati requisiti – sono stati ufficialmente riconosciuti come sottoprodotti e non più ritenuti semplici rifiuti da smaltire.

È quanto stabilisce la nuova Scheda di Riconoscimento Sottoprodotti per la Filiera delle Pelli che disciplina finalmente in modo puntuale caratteristiche, impieghi e modalità di gestione di questi residui della lavorazione conciaria, presentata qualche giorno fa nella Conferenza Stampa organizzata Confindustria Vicenza Sezione Concia a Palazzo Bonin Longare, compartecipata dal Distretto Veneto della Pelle, con la presenza di UNIC-Concerie Italiane.

L’approvazione, da parte della Regione Veneto, della nuova Scheda di Riconoscimento Sottoprodotti per la Filiera delle Pelli, avvenuta con il Decreto dello scorso 7 marzo 2025, fa finalmente chiarezza su un aspetto che da tempo generava incertezza tra le imprese del settore conciario.

Cosa si intende per “rifili”

I rifili, i pezzami e i ritagli di pelle finita, sono i materiali che derivano dalla fase finale della lavorazione della pelle, quella in cui gli operatori controllano i pellami e ne “rifilano” i contorni, per garantire la massima qualità del prodotto in consegna. Residui di pelle quindi, dotati delle stesse caratteristiche chimico-fisiche della pelle finita, del tutto omogenei ad essa, che però, in assenza di una regolamentazione chiara e certa, atta a sancirli ufficialmente come riutilizzabili, si trovavano a dover essere gestiti come rifiuti.

Obiettivi: valorizzare la circolarità del settore pelle, generare sempre meno rifiuti

Stabilire i requisiti precisi, secondo i quali questi scarti di lavorazione posoano essere finalmente riconosciuti come sottoprodotti, idonei ad essere reimpiegati in svariati settori, costituisce un passaggio fondamentale che conferma la concreta vocazione circolare del comparto conciario e ne rafforza il percorso verso l’obiettivo di generare sempre meno rifiuti, valorizzando ogni fase di produzione.

Requisiti precisi e gestione tracciata e trasparente dei rifili della pelle

Il documento emanato chiarisce le modalità di raccolta, stoccaggio, movimentazione e trasporto dei rifili, che devono essere etichettati come “sottoprodotti”, protetti dagli agenti atmosferici e conservati in ambienti idonei. Il deposito può avvenire per un massimo di 12 mesi, entro i quali deve essere documentato il loro impiego effettivo.

In particolare, ecco alcuni dei requisiti tecnici che i rifili dovranno rispettare per essere qualificati come sottoprodotti:

  • avere la stessa composizione chimica caratteristiche chimico-fisiche della pelle finita da cui sono generati
  • avere una superficie minima di 20 cm² (fermo restando che i rifili di dimensioni minori potranno comunque essere gestiti come sottoprodotti nel rispetto delle condizioni di cui all’ articolo 184-bis del D.lgs. 152/2006, come si evince dal Decreto)
  • essere immagazzinati per un massimo di 12 mesi dalla data di produzione
  • essere totalmente separati dai materiali destinati al circuito dei rifiuti suddivisi ed etichettati in modo differente dai rifili destinati a rifiuto
  • essere identificati con la dicitura sottoprodotto in ogni fase della filiera

Per ottenere il riconoscimento dei propri rifili, l’azienda conciaria dovrà iscriversiun portale dedicato della Regione Veneto.

Altro elemento chiave è la tracciabilità: ogni passaggio lungo la filiera, dal produttore all’utilizzatore finale, incluso l’eventuale intermediario, deve essere documentato attraverso contratti, documenti di trasporto, fatture e dossier tecnici.

Gli intermediari potranno solamente effettuare operazioni di suddivisione dei rifili per forma, dimensione e colore, in base alle esigenze di mercato, purché venga mantenuta in ogni fase della filiera l’informazione che si stia commercializzando un “sottoprodotto”. Potranno inoltre gestire diversi flussi di rifili (tutti qualificati come sottoprodotti) provenienti da diverse concerie, senza tuttavia generare nuovi scarti.

I settori di impego di questi sottoprodotti della pelle

I sottoprodotti “Rifili, pezzami, ritagli di pelle” potranno essere riutilizzati nelle seguenti filiere produttive:

  1. produzione di calzature: sandali, scarpe, ciabatte o di loro componenti;
  2. produzione di pelletteria: portafogli, borse, zaini, cinture, cinturini da orologio, portachiavi;
  3. produzione di guanti;
  4. oggetti di arredo in pelle: portapenne, svuota tasche, tappeti patchwork;
  5. abbigliamento in pelle;
  6. riparazione di prodotti in pelle;
  7. altri utilizzi simili a quelli elencati ai punti precedenti.

Come si è giunti a questo importante traguardo: la partecipazione attiva al Tavolo Tecnico di Coordinamento Regionale per i Sottoprodotti

La partecipazione attiva di Confindustria Vicenza Sezione Concia ed il coinvolgimento del Distretto Veneto della Pelle e UNIC_Concerie Italiane al Tavolo Tecnico di Coordinamento Regionale per i Sottoprodotti istituito dalla Regione Veneto per valutare le istanze provenienti dalle filiere produttive, volte a implementare l’economia circolare sul territorio, è stato l’innesco di un processo che ha portato alla definizione della nuova classificazione per la filiera della pelle.

“La normativa europea ha imposto criteri di sostenibilità sempre più stringenti e non sono mancati problemi di interpretazione che hanno reso ancora più complicato competere in un mercato internazionale non altrettanto soggetto al rispetto di legislazioni stringenti. In questo modo, tuttavia, si inaugura una strategia vincente sia per l’ambiente, sia per l’economia” – le parole di Vittorio Margoni, Responsabile Area Ambiente e Sicurezza di Confindustria Vicenza che ha personalmente seguito i lavori del Tavolo tecnico dando un apporto fondamentale all’iter.

Il risultato di un lavoro di squadra

“Fino a poco tempo fa, la gestione dei sottoprodotti è stata spesso vista con sospetto. Ciò era dovuto principalmente alla complessità delle responsabilità che gravavano sul produttore, il quale, senza una certificazione da parte degli organi preposti in materia ambientale rinunciava ad addentrarsi in questo percorso e continuava a gestire come rifiuti questi “beni” – le parole del Presidente di Confindustria Vicenza Sezione Concia, Mirko Balsemin che ha ben spiegato il percorso intrapreso “Sezione Concia ha colto l’opportunità di intervenire attivamente: abbiamo presentato, in collaborazione con il Distretto Veneto della Pelle, una richiesta che riconosce i rifili, i pezzami e i ritagli di pelle finita come sottoprodotti. Insieme, abbiamo avviato un lavoro di approfondimento sul tema con la partecipazione sia di aziende produttrici sia di chi si occupa della gestione di questi scarti. A novembre dello scorso anno, abbiamo presentato tutta la documentazione per l’inserimento di questo nuovo sottoprodotto nell’Elenco Regionale […] e ora possiamo annunciare che il documento è stato approvato “ ha chiarito Balsemin che ha concluso dicendo “Questo è un esempio concreto di come, attraverso collaborazione e impegno, si possano trasformare le sfide in opportunità di crescita per l’intera filiera”.

Un plauso al lavoro di squadra è giunto anche dal presidente del Distretto Veneto della Pelle, Riccardo Boschetti che nel merito si è espresso dicendo “Un traguardo che nasce da un lavoro condiviso, frutto di una stretta collaborazione tra realtà del territorio che hanno saputo unire competenze, visioni e obiettivi comuni. Questo riconoscimento rappresenta un esempio concreto di ciò che si può ottenere quando si fa sistema e conferma che la sinergia tra istituzioni, imprese e associazioni è la strada giusta per rafforzare la competitività del nostro settore e costruire, insieme, risultati concreti e duraturi”, aggiungendo “Il risultato che presentiamo oggi è frutto di un percorso costruito insieme, che riflette l’obiettivo che il Distretto Veneto della Pelle persegue da sempre: aggregare, stimolare sinergie tra tutte le componenti della filiera e lavorare per traguardi condivisi” ed ha concluso dicendo “Questo traguardo è una tappa importante in un percorso volto a rendere la filiera della pelle sempre più competitiva, coesa e sostenibile”.

 

 

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