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Alla COP26, il Leather Manifesto per riconoscere l’ecocompatibilità della pelle

Si è chiusa lo scorso venerdì 31 ottobre la COP26, la XXVI Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021 tenutasi a Glasgow. Al tavolo sono stati presentati e discussi una serie di obiettivi, tra i quali:

  • l’azzeramento delle emissioni nette a livello globale entro il 2050 con la limitazione dell’aumento delle temperature a 1,5°C;
  • la salvaguardia delle comunità, degli ecosistemi e degli habitat naturali;
  • la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

Il vertice globale sul clima, che ha riunito quasi tutti i Paesi della Terra (COP, ovvero ”Conferenza delle Parti”) è stata purtroppo anche teatro di diverse manifestazioni  oltranziste, come quelle capitanate dalla stilista Stella McCartney, a supporto di posizioni integraliste, “pseudo-green”, contro l’utilizzo della pelle, a favore di materiali sintetici di non comprovata reale sostenibilità.

Il Leather Manifesto in difesa della pelle

A fronte di ciò, a difesa della filiera della pelle, è stato presentato il Leather Manifesto, un documento sottoscritto dalle principali associazioni di settore al mondo. Obiettivo: sottolineare la centralità dei materiali naturali e promuovere l’impiego di fibre naturali (pelle, lana, cotone) nella produzione di beni di consumo, soprattutto in ottica ambientale.

Oltre 30 le associazioni che hanno firmato il Leather Manifesto, tra cui la federazione europea COTANCE, l’International Council of Tanners (ICT), il Leather and Hide Council of America (LHCA), Leather Naturally e UNIC, per l’Italia. La richiesta è che venga riconosciuta: “la natura circolare ed efficiente dal punto di vista climatico delle fibre naturali (…) e il potenziale di questi materiali per la riduzione dell’impatto climatico dei prodotti di consumo”.

Un invito a considerare l’ecocompatibilità della pelle

Sul processo di produzione e sul ciclo di vita della pelle, ci sono incomprensioni e svariate distorsioni che lasciano campo libero ai materiali alternativi (spesso sintetici a base di combustibili fossili) che nella confusione si affermano come “più sostenibili”. Il Leather Manifesto per questo invita i governi a considerare le ricadute ambientali, sottolineando l’ecocompatibilità della pelle, sostenibile per sua natura, frutto di un processo che va dal recupero di un sottoprodotto alla sua nobilitazione.

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