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Concia e pandemia: i risultati economici del 2020 nel nuovo report UNIC

L’industria conciaria ha conosciuto nel 2020 un calo di domanda e di consumo, sia a livello mondiale che nazionale, a causa delle conseguenze provocate dalla pandemia da Covid 19 sul mercato globale. Malgrado la trend discendente, il Veneto si conferma la regione con il tasso di produzione più elevato e il numero di personale occupato più numeroso. Il nuovo report UNIC disegna un quadro che, tenendo conto dei cali avvenuti, lascia spazio a diverse valutazioni. Di seguito sono sintetizzati i suoi punti principali.

Industria conciaria italiana: uno sguardo generale

Dal report UNIC, risulta che nel 2020 le 1165 aziende italiane del settore conciario hanno subito un calo del valore della produzione del -23,1% (3,5 miliardi di euro), a fronte però di una diminuzione degli addetti solo del -1,4%. L’export si è attestato sui 2,5 miliardi di euro, con un calo del -25,4%. Le principali destinazioni d’uso della produzione conciaria italiana, composta in prevalenza di pelli bovine, sono state la calzatura (36,1%) e la pelletteria (26,2%). Entrambe le categorie hanno registrato un calo, rispettivamente del -20,7% e del -19,7% rispetto al 2019. Valutando queste differenze, anche la fascia di prezzo ha subito una variazione attestandosi intorno al livello medio/basso con un 34,6% (- 17,8% rispetto al 2019).

Dati regionali: Veneto al primo posto

A livello regionale si registrano oscillazioni di intensità differente. Il Veneto, nonostante il calo del -18,7% del valore della produzione rispetto al 2019, si attesta come regione trainante del settore, seguita da Toscana, Campania e Lombardia.

Primati italiani sull’export e arredamento: unici dati positivi

Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, l’industria conciaria italiana nel 2020 è comunque stata in grado di preservare la sua importanza sul mercato internazionale. Al netto dei cali subiti, ha inciso per il 23% sul valore della produzione mondiale, esattamente come nel 2019, e ha aumentato dell’1% la sua quota sull’export mondiale, arrivando al 30%. Per quanto riguarda quest’ultimo, quasi metà (49%) si concentra sugli stati dell’UE, per un totale di 2,5 milioni di euro rivolti a 115 Paesi, con la Romania al primo posto come paese di destinazione. Nel panorama negativo che contraddistingue la produzione di pelli per abbigliamento (-21%), calzatura (-20,7%), pelletteria (-19,7%) e carrozzeria (-14,5%), la produzione destinata all’arredamento segna l’unico risultato positivo (+ 0,2%).

Alcuni dati sull’import

L’import invece conta 698.483 tonnellate di pelli grezze e semilavorate provenienti da 108 Paesi, di cui il 57% appartenenti all’UE. La maggior parte dei costi, per l’industria conciaria stessa, si concentra per il 43,6% nella materia prima, divisa tra il 62,5% di pelli semilavorate Wet Blue e il 36,4% di pelli grezze.

Considerazioni conclusive alla luce dei risultati emersi

L’industria conciaria ha subito nel 2020 dei crolli importanti per quanto riguarda la produzione nazionale, regionale e il totale dell’export, con cali a doppia cifra significativi. La ripresa infatti è avvenuta a ritmi e livelli ridotti. Ma considerando la dimensione mondiale della pandemia, che ha colpito eterogeneamente ogni settore economico, la conceria italiana e in particolar modo la sezione della pelle per arredamento, confermano la leadership internazionale di settore.

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