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Il Claim etico e la nuova certificazione ICEC sull’economia circolare dell’industria conciaria

Abbiamo partecipato al webinar “Il Claim etico per le concerie: cosa significa e come si certifica” organizzato da UNIC in collaborazione con ICEC, per illustrare funzionalità e motivazioni alla base della scelta di adottare una nuova certificazione nel settore conciario. Ecco cosa abbiamo appreso.

In questo contesto di grande fermento, diventa importante valorizzare la circolarità dell’economia, soprattutto in termini di strategie aziendali. Il Claim rientra nel più ampio concetto di sostenibilità e può essere una risorsa per le aziende conciarie, da adottare nei piani risolutivi di business, di comunicazione, di garanzia e credibilità nei confronti dell’intero mercato.

Il Claim etico, già usato dal Distretto Veneto della Pelle, ora valorizzato anche da UNIC. Ecco in che cosa consiste

Il Claim etico “recuperiamo le nostre pelli dalla filiera alimentare”, già utilizzato dal Distretto Veneto della Pelle nella campagna che ha dato vita al nuovo sito internet, lo scorso febbraio 2021, è “una breve frase capace di esprimere un concetto in modo efficace, spesso utilizzato per sostenere la peculiarità di un prodotto o di un servizio”, secondo la definizione espressa da Luca Boldri, vicepresidente di UNIC “nasce dalla necessità di comunicare un’informazione tecnica essenziale sulle caratteristiche della supply chain, di rispondere alle richieste della clientela e di andare incontro alla percezione errata dei consumatori. Queste criticità hanno portato a sviluppare l’iniziativa racchiusa in quest’espressione: Recuperiamo le nostre pelli dalla filiera alimentare”.

La proposta: una certificazione che testimoni la provenienza e le caratteristiche chiare e verificabili delle pelli grezze, ne valorizzi la tracciabilità, la garanzia, la sostenibilità e ponga grande attenzione verso la circolarità dei processi di produzione.

Due sono le parole chiave del Claim: “recuperare” e “filiera alimentare” poiché fungono da asse portante per la stessa certificazione. Le pelli grezze sono un recupero del sottoprodotto di un bene primario, in poche parole le pelli grezze vengono recuperate dalla filiera alimentare. I dati lo confermano: l’industria conciaria mondiale recupera 8 milioni di tonnellate di pelli grezze bovine e ovi-caprine ogni anno e le trasforma in 1.700 km2 di pelli finite per l’industria della moda, dell’arredo\ design, dell’auto. Senza la concia queste pelli andrebbero bruciate o smaltite in discarica con notevoli costi economici e ambientali (6,6 milioni tons di ghg). Da queste considerazioni è partita l’esigenza di legittimare la provenienza, in ottica di sostenibilità, delle pelli grezze con l’obiettivo di implementare la comunicazione e le potenzialità della circolarità del prodotto per cambiare, allargare, informare i mercati, dai clienti ai grandi brand

Claim e ICEC: la nuova certificazione

La sostenibilità è un elemento chiave per lo sviluppo del settore conciario ed è l’obiettivo centrale per esprimere i valori intrinseci del prodotto. Oggi i livelli di sostenibilità hanno raggiunto standard sempre più elevati ed emerge perciò la necessità di una specializzazione delle certificazioni stesse, per renderle in grado di rispondere punto per punto alle richieste dei clienti. Da qui l’avvio di questa iniziativa che ha portato alla creazione di una nuova certificazione che, come affermato da Sabrina Frontini di ICEC, “evidenzia attraverso la verifica che l’abbattimento è avvenuto per motivi alimentari”. Diviene essenziale comunicare il recupero dalla filiera alimentare, la pelle quindi come scarto recuperato sottoscritto da una certificazione di prodotto che ne qualifica la tracciabilità.

Tre sono i documenti di riferimento per la certificazione: ICEC TS 733 (Specifica Tecnica o programma per la verifica del claim), il Regolamento di Certificazione del claim e una mappa Excel di raccolta dati su 12 mesi di acquisto delle pelli. Tale documentazione attesta la provenienza delle pelli (la tracciabilità) da macelli autorizzati ed operativi per la filiera della carne e almeno il 75% in volume degli ordini mappati devono avere abbinati questi documenti.

Due sono i possibili percorsi di certificazione: per mezzo del solo claim oppure tramite la tracciabilità della pelle (TS410\412), anche se claim e animal welfare, sono presentate come il percorso ottimale.

La certificazione Claim rilasciata da   diviene strumento che comunica, che valorizza a livello competitivo una data realtà aziendale. Attualmente sono tre le concerie che hanno già aderito a questo progetto.

Dani Spa, Rino Mastrotto Group Spa, Conceria Incas: le tre aziende già certificate

Tre sono le aziende conciarie che hanno scelto di intraprendere questo percorso di certificazione, testimoniando il valore aggiunto del Claim non solo per la propria impresa, ma per l’intera filiera di settore. Dani Spa, Rino Mastrotto Group Spa, Conceria Incas,  hanno già ottenuto la certificazione ed i loro referenti sono intervenuti al convegno online per raccontare visione e motivazioni aziendali in relazione a questo percorso di certificazione.

Andrea Sarpi di Dani Spa ha sottolineato l’importanza di considerare la sostenibilità come percorso per presentare ai clienti concetti strategici in maniera strutturata, considerando la certificazione come una sorta di “carta d’identità” del prodotto ed è una “garanzia di informazioni da usare in maniera chiara, omogenea”. Cecilia Fochesato di Rino Mastrotto Group Spa ha espresso come la certificazione sia un valore aggiunto al completamento del percorso di tracciabilità del prodotto, “un tassello del puzzle della sostenibilità” definendola anche come carta vincente che serve all’intero settore conciario per legittimarsi. Sulla stessa linea di pensiero anche Piero Rosati della Conceria INCAS che ha evidenziato l’importanza fondamentale di muoversi secondo i principi della sostenibilità con l’aggiunta di un rilancio preciso: le informazioni che specificano un prodotto devono arrivare da un’unica fonte certa (l’ente di certificazione). Questi stessi principi, queste informazioni vanno perciò comunicati, resi noti all’intera filiale di settore, agli stakeholder, al mercato.

La certificazione è vista quindi come elemento di rafforzamento e di legittimazione per l’intero settore conciario, sia in ottica di marketing e competitività, sia come concreto stimolo verso l’economia circolare e la sostenibilità.

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